Intervista ad Andrea Bargnani
I numeri ci dicono che questa è la miglior stagione di Andrea Bargnani da quando gioca nella NBA. Oltre 14 punti e 5 rimbalzi di media, che diventano 18.9 punti e e 6.6 rimbalzi prendendo in esame (al momento di uscire con questa intervista) le partite disputate nell’anno solare 2009, con sole 2 gare su 27 chiuse al di sotto della doppia cifra e andando 13 volte oltre quota 20 (con il career-high di 31 segnati ai Chicago Bulls il 14 gennaio scorso). Cifre che ne fanno ormai una stella dei Toronto Raptors. Signore e signori, ecco “Il Mago” che volevamo.
Andrea, si può dire che il 2009 dal punto di vista personale sta andando parecchio bene...
"è la prima volta nella mia carriera NBA che ho a disposizione un minutaggio così importante e così continuo. Nella scorsa estate io mi sono allenato molto, e sicuramente ho migliorato delle cose, ma il fatto di giocare sempre non fa che evidenziare ulteriormente questi miei passi avanti".
Anche in funzione delle scelte di mercato dei Raptors, tu ti sei ormai stabilizzato in questa posizione di centro. E anche nello specifico, nelle piccole cose di questo ruolo, si percepiscono evidenti miglioramenti.
"Sì, anche se il mio ruolo naturale è quello di numero 4. Adesso è cambiato lo stile di gioco: cerchiamo sempre di correre e di giocare un basket molto veloce, quindi mi adatto bene anche da 5".
Cos’è cambiato dalla gestione di Sam Mitchell a quella di Jay Triano?
"Oltre a questo bisogna considerare anche la partenza di Jermaine O’Neal, per parlare di come è cambiata la squadra. Adesso come dicevo cerchiamo sempre la velocità come prima soluzione, vogliamo correre anche dopo il canestro subito, cerchiamo di ispirarci al modello della Phoenix di D’Antoni. Anche Chris Bosh è un giocatore molto dinamico e possiamo sfruttarne le qualità, in più è arrivato Shawn Marion che probabilmente è il miglior contropiedista della squadra, e che per tutta la sua carriera ha giocato con squadre di questo tipo".
Si diceva e si scriveva che il tuo rapporto con Mitchell non fosse idilliaco.
“Diciamo che era un normale rapporto tra giocatore e allenatore, poi che le sue scelte in qualche modo mi danneggiassero è un altro discorso, ma ogni allenatore ha le sue idee ed è libero di seguirle. Poi magari non ero il suo giocatore preferito, e lui non era la persona che credeva di più in me, credo fosse evidente a tutti”.
La partenza di O’Neal ti ha responsabilizzato e in certo senso tranquillizzato maggiormente?
"Sento che mi devo dare una mossa ancora di più, devo essere ancora più forte. Ma vuol dire non fare nulla di diverso da quello che stavo già facendo: ovvero provare continuamente a migliorare e giocare bene ogni sera".
L’impressione è che con Marion al posto di O’Neal, e una maggiore chiarezza nei ruoli specialmente di voi lunghi, la squadra sia più equilibrata.
"Abbiamo vinto 4 delle ultime 6 partite, siamo in un buon momento abbordando la partita di Phoenix. A marzo giocheremo la maggior parte delle partite in casa, cercheremo di sfruttarle per giocarci le ultime possibilità di entrare nei playoff".
Quindi malgrado il record attuale ci credete ancora.
"Sì, pur rimanendo realisti. Una nuova serie di 3/4 sconfitte ed è finito tutto".
Torniamo al discorso dei minuti: prima te li sei guadagnati, ora li stai mantenendo diventando più costante nel tuo rendimento.
"Stando in campo anche 35/40 minuti alla fine i numeri arrivano, bene o male, al di là di serate particolarmente disgraziate. Oggi una brutta partita può essere una dove comunque ho messo dentro 13/14 punti e 4/5 rimbalzi, se giocassi 15 minuti anche la valutazione del rendimento sarebbe molto diverso, e aumenterebbe anche la pressione, perché in quei pochi minuti ’o la va, o la spacca’, come si dice".
A volte si dice che giochi bene perché siete di meno e stai in campo per forza, oppure giochi bene ma perdete... sembra che si cerchino le motivazioni per criticarti. Eppure nessun italiano prima di te ha mai fatto nella NBA quello che stai facendo tu.
"Questa cosa me la dicono in molti, ne ho parlato anche con Pozzecco, e mi dice che si incazza (ride) quando legge cose del genere. Per me non cambia niente, mi importa poco. Io so cosa sto facendo, ovviamente mi può dispiacere se lo si vuole sminuire, ma non ci penso troppo”.
Magari a te come a Marco Belinelli (mentre Gallinari era infortunato) non si vuol perdonare, in un certo senso, di non essere andati in Nazionale la scorsa estate.
"Sinceramente io non mi arrabbio per queste cose. Queste critiche arrivano da persone che forse non sanno bene di cosa stanno parlando, sicuramente non conoscitori del basket, ma non c’è da colpevolizzarli per questo".
Con Gallinari e Belinelli in che rapporti sei?
"Con Danilo mi sento e mi vedo di più, recentemente abbiamo avuto l’occasione di cenare insieme quando è venuto a giocare a Toronto, mentre Marco lo sento un po’ meno".
I suoi problemi fisici finora lo hanno frenato, tu come vedi la sua situazione?
"Penso che stia facendo tutto quello che può, si vede in maniera evidente che non è al 100% con la schiena. Penso che debba pensare solo a mettersi a posto fisicamente, poi il ’Gallo’ ha un grandissimo talento, la testa sulle spalle e un allenatore che crede molto in lui".
Torniamo a te: una cosa di cui sei particolarmente contento, oggi, del tuo gioco?
"Visto che da me ci si aspetta molto attacco, ma bene o male tutti sanno che posso fare canestro, sono i complimenti per i miglioramenti difensivi quelli che mi fanno più piacere di tutti. Credo di mostrare un miglioramento in questo settore del gioco, e se viene notato sono contento".
Sembri anche maggiormente aggressivo nell’attaccare il canestro.
"Cerco di aumentare le mie ricezioni in post basso, magari leggendo le situazioni e cercare di sfruttare gli eventuali mismatch".
Facendo il bilancio di questa stagione, finora, considerati i tanti infortuni si può dire che non abbiamo mai visto i Raptors che avevate in mente?
"Sapevamo fin dall’inizio di essere una squadra più ’corta’ rispetto alla passata stagione, ed era una chiara scelta della società quella di avere meno giocatori per diminuire il numero degli scontenti. Chiaramente è un rischio, in caso di infortuni, e noi siamo stati sicuramente sfortunati. Fortunatamente non si è mai trattato di infortuni troppo seri, e piano piano tutti sono rientrati".
Maurizio Gherardini, in una chiacchierata con noi, aveva detto che tu ti sei fidato della serenità della dirigenza nei tuoi confronti, senza stare a sentire le voci intorno a te.
"Maurizio e il GM Colangelo sono le persone che mi hanno voluto qui, e da parte loro la fiducia non è mai mancata. Poi, però, quando finisci in una buca te ne devi tirare fuori da solo".
Per chiudere dacci i tuoi pronostici. Chi vince il titolo?
"Se Bynum rientra, e non rientra su una gamba sola, per me vincono i Lakers".
E chi sarà l’MVP?
"Direi LeBron James, per i numeri e per l’impatto che ha quando gioca. L’alternativa potrebbe essere il bis di Kobe".
Andrea, si può dire che il 2009 dal punto di vista personale sta andando parecchio bene...
"è la prima volta nella mia carriera NBA che ho a disposizione un minutaggio così importante e così continuo. Nella scorsa estate io mi sono allenato molto, e sicuramente ho migliorato delle cose, ma il fatto di giocare sempre non fa che evidenziare ulteriormente questi miei passi avanti".
Anche in funzione delle scelte di mercato dei Raptors, tu ti sei ormai stabilizzato in questa posizione di centro. E anche nello specifico, nelle piccole cose di questo ruolo, si percepiscono evidenti miglioramenti.
"Sì, anche se il mio ruolo naturale è quello di numero 4. Adesso è cambiato lo stile di gioco: cerchiamo sempre di correre e di giocare un basket molto veloce, quindi mi adatto bene anche da 5".
Cos’è cambiato dalla gestione di Sam Mitchell a quella di Jay Triano?
"Oltre a questo bisogna considerare anche la partenza di Jermaine O’Neal, per parlare di come è cambiata la squadra. Adesso come dicevo cerchiamo sempre la velocità come prima soluzione, vogliamo correre anche dopo il canestro subito, cerchiamo di ispirarci al modello della Phoenix di D’Antoni. Anche Chris Bosh è un giocatore molto dinamico e possiamo sfruttarne le qualità, in più è arrivato Shawn Marion che probabilmente è il miglior contropiedista della squadra, e che per tutta la sua carriera ha giocato con squadre di questo tipo".
Si diceva e si scriveva che il tuo rapporto con Mitchell non fosse idilliaco.
“Diciamo che era un normale rapporto tra giocatore e allenatore, poi che le sue scelte in qualche modo mi danneggiassero è un altro discorso, ma ogni allenatore ha le sue idee ed è libero di seguirle. Poi magari non ero il suo giocatore preferito, e lui non era la persona che credeva di più in me, credo fosse evidente a tutti”.
La partenza di O’Neal ti ha responsabilizzato e in certo senso tranquillizzato maggiormente?
"Sento che mi devo dare una mossa ancora di più, devo essere ancora più forte. Ma vuol dire non fare nulla di diverso da quello che stavo già facendo: ovvero provare continuamente a migliorare e giocare bene ogni sera".
L’impressione è che con Marion al posto di O’Neal, e una maggiore chiarezza nei ruoli specialmente di voi lunghi, la squadra sia più equilibrata.
"Abbiamo vinto 4 delle ultime 6 partite, siamo in un buon momento abbordando la partita di Phoenix. A marzo giocheremo la maggior parte delle partite in casa, cercheremo di sfruttarle per giocarci le ultime possibilità di entrare nei playoff".
Quindi malgrado il record attuale ci credete ancora.
"Sì, pur rimanendo realisti. Una nuova serie di 3/4 sconfitte ed è finito tutto".
Torniamo al discorso dei minuti: prima te li sei guadagnati, ora li stai mantenendo diventando più costante nel tuo rendimento.
"Stando in campo anche 35/40 minuti alla fine i numeri arrivano, bene o male, al di là di serate particolarmente disgraziate. Oggi una brutta partita può essere una dove comunque ho messo dentro 13/14 punti e 4/5 rimbalzi, se giocassi 15 minuti anche la valutazione del rendimento sarebbe molto diverso, e aumenterebbe anche la pressione, perché in quei pochi minuti ’o la va, o la spacca’, come si dice".
A volte si dice che giochi bene perché siete di meno e stai in campo per forza, oppure giochi bene ma perdete... sembra che si cerchino le motivazioni per criticarti. Eppure nessun italiano prima di te ha mai fatto nella NBA quello che stai facendo tu.
"Questa cosa me la dicono in molti, ne ho parlato anche con Pozzecco, e mi dice che si incazza (ride) quando legge cose del genere. Per me non cambia niente, mi importa poco. Io so cosa sto facendo, ovviamente mi può dispiacere se lo si vuole sminuire, ma non ci penso troppo”.
Magari a te come a Marco Belinelli (mentre Gallinari era infortunato) non si vuol perdonare, in un certo senso, di non essere andati in Nazionale la scorsa estate.
"Sinceramente io non mi arrabbio per queste cose. Queste critiche arrivano da persone che forse non sanno bene di cosa stanno parlando, sicuramente non conoscitori del basket, ma non c’è da colpevolizzarli per questo".
Con Gallinari e Belinelli in che rapporti sei?
"Con Danilo mi sento e mi vedo di più, recentemente abbiamo avuto l’occasione di cenare insieme quando è venuto a giocare a Toronto, mentre Marco lo sento un po’ meno".
I suoi problemi fisici finora lo hanno frenato, tu come vedi la sua situazione?
"Penso che stia facendo tutto quello che può, si vede in maniera evidente che non è al 100% con la schiena. Penso che debba pensare solo a mettersi a posto fisicamente, poi il ’Gallo’ ha un grandissimo talento, la testa sulle spalle e un allenatore che crede molto in lui".
Torniamo a te: una cosa di cui sei particolarmente contento, oggi, del tuo gioco?
"Visto che da me ci si aspetta molto attacco, ma bene o male tutti sanno che posso fare canestro, sono i complimenti per i miglioramenti difensivi quelli che mi fanno più piacere di tutti. Credo di mostrare un miglioramento in questo settore del gioco, e se viene notato sono contento".
Sembri anche maggiormente aggressivo nell’attaccare il canestro.
"Cerco di aumentare le mie ricezioni in post basso, magari leggendo le situazioni e cercare di sfruttare gli eventuali mismatch".
Facendo il bilancio di questa stagione, finora, considerati i tanti infortuni si può dire che non abbiamo mai visto i Raptors che avevate in mente?
"Sapevamo fin dall’inizio di essere una squadra più ’corta’ rispetto alla passata stagione, ed era una chiara scelta della società quella di avere meno giocatori per diminuire il numero degli scontenti. Chiaramente è un rischio, in caso di infortuni, e noi siamo stati sicuramente sfortunati. Fortunatamente non si è mai trattato di infortuni troppo seri, e piano piano tutti sono rientrati".
Maurizio Gherardini, in una chiacchierata con noi, aveva detto che tu ti sei fidato della serenità della dirigenza nei tuoi confronti, senza stare a sentire le voci intorno a te.
"Maurizio e il GM Colangelo sono le persone che mi hanno voluto qui, e da parte loro la fiducia non è mai mancata. Poi, però, quando finisci in una buca te ne devi tirare fuori da solo".
Per chiudere dacci i tuoi pronostici. Chi vince il titolo?
"Se Bynum rientra, e non rientra su una gamba sola, per me vincono i Lakers".
E chi sarà l’MVP?
"Direi LeBron James, per i numeri e per l’impatto che ha quando gioca. L’alternativa potrebbe essere il bis di Kobe".








