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Sabatini: «Non torno indietro»

Fonte Enrico Faggiano - www.bolognabasket.it
Il giorno dopo, Claudio Sabatini pur dopo averci dormito su, e magari sbollito un po’ della delusione dovuta alla terza finale persa, non torna sui suoi passi. “Non posso fare altro che confermare quanto ho detto domenica” ha detto il patron bianconero uscendo dall’assemblea di Lega svoltasi nel pomeriggio di ieri. Ovvero, le parole dette a caldo, al termine della sua terza Final Eight da organizzatore: la prima nel 2007, poi le altre due come parte di un contratto triennale che dovrebbe esaurirsi l’anno prossimo. Potevano essere frasi dettate dallo sconforto, anche per il nervosismo dovuto alla fatica spesa per tenere a bada il pubblico che inveiva contro i senesi, mentre questi venivano premiati tra gli ovvi applausi della propria gente e le bordate di fischi provenienti dai settori bolognesi (che, a onor di cronaca, lo scorso anno applaudirono il miracolo-Avellino). Parole dette dopo quattro giorni vissuti con il cuore in gola (“Non ho più l’età per questi sbalzi di pressione, il mio medico non me lo consiglierebbe più”, aveva scherzato domenica). Invece, i concetti restano gli stessi: “Ritengo che il mio ciclo sia esaurito, dopo aver preso una manifestazione e averne quadruplicato i ricavi, pur non avendo mai avuto in questi tre anni né la Fortitudo né Pesaro. E questo lo dico dopo quella che è stata, a parer mio, l’edizione meglio riuscita. Io penso però che qualsiasi imprenditore, prima ancora che agli affari, debba pensare al proprio entusiasmo e alla propria passione: ho sempre mantenuto il mio equilibrio, ma mi sento sfiatato e anche imbarazzato per la triplice veste di organizzatore, patron Virtus e padrone di casa. Questo è quanto ho detto in assemblea, e gli altri club penso abbiano capito come mi sento io adesso. Io penso che ci potrebbe essere una Final Eight senza il club che organizza la manifestazione, sempre qui a Casalecchio, ma non la vorrei organizzare io”.
E l’idea di Sabatini riporta a quello che è stato, per anni, il palcoscenico di Forlì, ovvero “meglio se ad organizzare il tutto non fosse un club”. Non c’è poi scaramanzia, nel suo gesto: “Di certo fare tre finali non mi ha portato bene. Penso a quanto successo due anni fa, con la Treviso di Lorbek che ci ha tolto anche punti per l’Eurolega, o le due giornate e diecimila euro di multa presi lo scorso anno per una invasione di campo che nessuno ha visto. E penso anche che, se anche arrivassimo nelle Final Four di Eurochallenge, se la città o la federazione non mi aiutano, non organizzerò queste finali”. Infine, un commento sulla prova della sua squadra: “Sono orgoglioso della mia Virtus, gruppo composto da brave persone, che ha saputo arrivare fino agli ultimi secondi di gioco con Siena anche senza un americano. Parleremo poi a fine stagione di Langford, che ha ancora un anno di contratto: lui è un ragazzo fantastico, così come lo è anche Terry, il cui inserimento è stato ottimo. L’unica cosa che dobbiamo fare adesso è trasformare questa rabbia in energia per il futuro”.